Lo scorso 20 maggio è stato presentato il vernissage di tre personali tanto suggestive nel linguaggio cromatico quanto narrative nei temi tratteggiati.

Si tratta di tre artiste, Elena Giambenedetti, Ornella Ogliari e Patrizia Valentini, unite dalla predilezione verso lo stupore delle piccole cose, dei dettagli che la natura ci regala ogni giorno.

Tre stili diversi che si sostanziano della magia vissuta entro “Mondi paralleli“: è proprio questo il titolo di un evento, la cui cifra interpretativa risiede nell’accostamento tra stili diversi in un solo nucleo tematico.

Di Elena Giambenedetti ci ha parlato la giornalista Dominga Carrubba:

“L’incontro con un’opera pittorica è la prima tappa di un viaggio che conduce in un luogo non reale dove le verità più nascoste diventano visibili. Le composizioni pittoriche di   Elena Giambenedetti disvelano verità interiori che nulla hanno da condividere  con le res, vale a dire le cose concrete, possedute, accumulate nella realtà esteriore. Se pensiamo alla pianura della verità descritta da Platone nel dialogo Fedro, sorvolata dalle anime impegnate a riconoscere il cibo adatto alla parte migliore dell’anima e trasalire verso le idee assolute e archetipiche con essenza salvifica rispetto alle reminiscenze di una precedente vita materialistica, quando sia trainata dal cavallo nero   della biga alata; allora comprendiamo meglio il   significato etimologico della verità, che rimanda al disvelamento di ciò che accade nei luoghidell’anima.”

Ornella Ogliari è stata, invece, presentata da professor Massimo Di Bella: “In questa opera dell’artista Ornella Ogliari è possibile cogliere l’aspetto di una totale simbiosi con quello che i greci definivano “Physis” cioè natura, una vitale e costante interazione con la realtà bucolica a cui l’uomo ha sempre volto lo sguardo espesso tornato a farne parte in modo considerevole. Nella storia   dell’arte molti grandi maestri hanno cantato attraverso la pittura il fragore del silenzio a cui la natura ci richiama, un silenzio che si fa preghiera o un “sublime rimbombo”   che reca all’uomo la   consapevolezza dalla sua   inferiorità, rispetto all’immensità nella natura. Una natura che si descrive nei suoni e nelle parole di grandi uomini, capace di interessare menti sulla riflessione della sua genesi e sulla sua rappresentazione e spesso condannata, definendola ‘imitazione di un’imitazione’ (mimesis – Platone)”.

Infine, le riflessioni di Mamy Costa hanno accompagnato la presentazione di Patrizia Valentini: “Le immagini pittoriche di Patrizia Valentini hanno spesso una stretta relazione con il suo   vissuto. Nella produzione   più recente ella compie   una ricerca in ambito naturalistico, che l’aiuta a riscoprire importanti valori e a mettersi in relazione con essi, trovando nuove motivazioni operative. Le sue opere, oggi, vivono una stagione di speranza e si  aprono alle multiformi bellezze della realtà, sono visioni reali o vive nella memoria, di una natura che profonde i suoi doni con pienezza, paesaggi della costa o dell’entroterra di   una bellezza primordiale, incorrotta. Luoghi, atmosfere palpitano nelle vibrazioni delle trame  cromatiche che l’artista esalta con una ben ritmata   orchestrazione,   innestandovi forti e  suggestive sensazioni”.